Rosso Volante stasera in tv con Giorgio Pasotti: il gesto che ha cambiato lo sport per sempre e in pochi lo conoscono

In sintesi

  • 🎬 Rosso Volante
  • 📺 Rai 1, ore 21:50
  • 🏆 Racconta la storia vera di Eugenio Monti, leggendario bobbista italiano, il suo celebre gesto di fair play alle Olimpiadi di Innsbruck 1964 e il percorso umano e sportivo che lo portò alla doppia vittoria olimpica, con una ricostruzione d’epoca curata e un cast guidato da Giorgio Pasotti.

Rosso Volante, Eugenio Monti, Giorgio Pasotti e le leggendarie Olimpiadi di Innsbruck 1964 sono i grandi protagonisti della prima serata di oggi, 23 febbraio 2026. Su Rai 1 arriva una delle fiction biografiche più attese della stagione, un racconto sportivo potentissimo che intreccia adrenalina, fair play e un pezzo enorme della storia italiana.

Se stai cercando cosa vedere stasera in TV, questo è uno di quei titoli che meritano davvero la scelta: non solo perché è una prima visione assoluta, ma perché mette insieme sport, mitologia agonistica e un protagonista che ha fatto la storia senza mai vantarsene. Già questo basterebbe, ma il film ci aggiunge cuore, sacrificio e una ricostruzione d’epoca di sorprendente cura.

Rosso Volante e le Olimpiadi di Innsbruck 1964: perché è il titolo più interessante della serata

Diretto da Alessandro Angelini e interpretato da un Giorgio Pasotti in forma straordinaria, “Rosso Volante” porta sul piccolo schermo la vita di Eugenio Monti, uno degli atleti più iconici che l’Italia abbia mai avuto. Molti conoscono il gesto del bullone a Innsbruck, ma pochi sanno davvero cosa abbia rappresentato nel panorama sportivo mondiale. Siamo nel 1964: Monti è il favorito, vola sul ghiaccio come nessun altro, è il “rosso volante” con cinque titoli mondiali consecutivi alle spalle. Eppure, quando il rivale Tony Nash rischia di non poter concludere la gara per un guasto tecnico, Monti fa qualcosa di impensabile: smonta un bullone dal proprio bob e glielo porge.

È un momento che ha formato la cultura del fair play moderno. Il racconto di Angelini parte da lì, ma non si ferma alla retorica. Mostra il prezzo di quel gesto: la rinuncia a un oro quasi certo, la frustrazione dell’Italia che si deve accontentare del bronzo, il peso morale sulle spalle di un uomo che tutti considerano un eroe… tranne sé stesso. Il film poi va oltre, seguendo i quattro anni che lo portarono alla doppia vittoria olimpica di Grenoble 1968, a 40 anni, dopo un percorso umano complesso, fatto di cadute, allenamenti massacranti e un rapporto intenso con la compagna Linda Lee.

Un cast guidato da Giorgio Pasotti che sorprende e convince

Giorgio Pasotti interpreta Monti con una fisicità sorprendente e un’energia controllata che funziona benissimo in un personaggio devoto alla disciplina fino all’ossessione. Andrea Pennacchi nei panni del giornalista Gianni Brera è un contrappunto ideale: ironico, disincantato, proprio come ci si aspetterebbe da una penna che ha segnato il giornalismo sportivo italiano. Denise Tantucci dà profondità al ruolo di Linda Lee, rendendo evidente quanto la vita privata e quella agonistica di Monti fossero in continuo conflitto.

Tra gli aspetti più riusciti del film c’è la capacità degli attori di rispettare la memoria dei veri protagonisti: non imitazioni, ma interpretazioni. Pasotti stesso ha raccontato quanto fosse un ruolo impegnativo e formativo, e si vede. Anche dal punto di vista visivo, la ricostruzione delle gare è notevole: veloce, tesa, con quella fotografia un po’ lattiginosa che restituisce l’atmosfera delle Olimpiadi anni ’60. Un piccolo nerd-fact: il film ricrea gli storici bob in legno e acciaio, molto più instabili di quelli moderni, dando un senso di pericolo che oggi non percepiamo più.

  • Rai 1, ore 21:50
  • Durata: 125 minuti

Il valore culturale di un gesto che è diventato leggenda

Chi segue gli sport invernali sa bene che, ancora oggi, ogni volta che si parla di etica agonistica, salta fuori il nome di Eugenio Monti. Il gesto del bullone non è semplicemente un aneddoto: è uno spartiacque. Talmente simbolico che il CIO lo premiò con il trofeo Pierre de Coubertin, la massima onorificenza possibile. Il film riesce a far percepire questo peso senza appesantire il ritmo, e soprattutto lo mette in prospettiva: non come un eroe che compie un gesto sovrumano, ma come un atleta che riconosce nel rivale un compagno di fatica, qualcuno che merita di giocarsi la gara fino in fondo.

E per gli appassionati di storia sportiva c’è anche un aspetto curioso: i record di Monti hanno resistito per decenni, venendo poi eguagliati o superati da fenomeni come Friedrich, ma la sua impronta morale resta senza pari. È uno di quei rari casi in cui la leggenda supera la classifica.

Fair play come valore narrativo e sportivo, insieme alla restituzione fedele delle emozioni e delle rivalità di quegli anni, rimangono punti centrali della narrazione, pur senza l’uso di liste.

Il film ha anche un altro grande merito: mostra quanto sia fragile l’equilibrio dell’atleta che lotta tra ambizione e responsabilità, glamour e sacrificio. Monti non era solo un campione: era un uomo che aveva iniziato nello sci, si era reinventato nel bob dopo un infortunio, aveva sfidato limiti fisici e mentali. E Pasotti riesce a restituire tutto questo con una delicatezza inaspettata.

Per chi ama lo sport, per chi ama le storie vere, per chi adora la fiction italiana quando racconta la sua storia migliore, “Rosso Volante” è la scelta naturale per la serata. Un titolo che unisce memoria, spettacolo, cultura sportiva e una lezione di umanità che oggi sembra ancora più necessaria.

Al posto di Monti avresti dato il bullone al rivale?
Sì sempre fair play prima di tutto
No l'oro olimpico è sacro
Dipende da quanto ero in vantaggio
Solo se fossi stato già campione
L'avrei prestato ma malvolentier

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