Quando un nonno si trova davanti agli occhi lucidi del nipote che implora l’ennesimo biscotto prima di cena, qualcosa dentro di lui si scioglie. È un meccanismo ancestrale, profondo, che trasforma anche il più rigoroso degli educatori in un complice affettuoso. Eppure, dietro questa dolcezza apparentemente innocua, si nasconde una dinamica relazionale complessa che merita attenzione: quella del nonno che, mosso dalla paura di perdere l’amore dei nipoti o di generare tensioni familiari, abdica completamente al proprio ruolo educativo.
La fragilità nascosta dietro il sì perpetuo
Quello che a prima vista sembra generosità illimitata è spesso il sintomo di un’insicurezza relazionale profonda. Molti nonni vivono il rapporto con i nipoti con un’ansia da prestazione che non avevano sperimentato nemmeno con i propri figli. Il timore è duplice: da un lato temono che i nipoti preferiscano altri adulti di riferimento, dall’altro hanno paura che i genitori possano limitare gli incontri se vengono percepiti come difficili.
Questa vulnerabilità emotiva trasforma il nonno in quello che gli psicologi definiscono un adulto permissivo ansioso, una figura che confonde l’affetto con l’assenza di confini. Ma l’amore autentico non si misura in grammi di cioccolato o minuti extra davanti allo schermo: si costruisce attraverso una presenza autorevole, capace di contenere e guidare.
L’illusione dell’armonia a ogni costo
Evitare sistematicamente ogni forma di limite per non creare conflitti è una strategia che produce l’effetto opposto a quello desiderato. I bambini hanno bisogno di coerenza educativa tra le diverse figure adulte per sviluppare un senso di sicurezza interno. La ricerca psicologica ha dimostrato che l’incoerenza tra le figure educative è correlata a disturbi emotivi e comportamentali nei bambini. Quando un nonno contraddice abitualmente le regole genitoriali, il bambino non riceve un dono di libertà, ma un messaggio confuso che mina la sua stabilità emotiva.
Il piccolo impara rapidamente a sfruttare questa frattura nel sistema educativo familiare, sviluppando quello che viene definito comportamento opportunistico: capricci strategici, richieste differenziate a seconda dell’interlocutore, manipolazione affettiva. Non si tratta di cattiveria infantile, ma di una normale risposta adattativa a un contesto incoerente.
Quando il dolce diventa amaro
La questione dei dolci fuori orario è emblematica ma rappresenta solo la punta dell’iceberg. Quello che veramente viene compromesso è il patto educativo tra generazioni. I genitori si trovano a dover ricostruire quotidianamente regole che vengono smantellate durante le visite dai nonni, generando una fatica educativa estenuante. Le tensioni tra genitori e nonni riguardano molto spesso proprio questioni legate alla gestione dei limiti e delle regole con i bambini.
Ma c’è un aspetto ancora più delicato: il nonno che cede sistematicamente priva il nipote di un’esperienza fondamentale per la crescita, quella della frustrazione gestibile. Imparare che non si può avere tutto e subito, che esistono momenti e modi appropriati, che le regole non sono nemiche ma strutture protettive, sono competenze emotive essenziali che si acquisiscono proprio attraverso piccole negazioni affettuose.

Ricostruire un ruolo autentico
Il nonno non deve trasformarsi in un genitore bis, rigido e inflessibile. Il suo ruolo ha una specificità preziosa che non va annullata ma valorizzata. I nonni sono custodi di memoria e trasmettitori di radici, figure che possono permettersi maggiore flessibilità rispetto ai genitori, ma senza azzerare ogni forma di contenimento.
La differenza sta nella motivazione: concedere uno strappo alla regola può essere un gesto d’amore quando nasce da una scelta consapevole e concordata, non quando è il frutto della paura di dispiacere o di essere esclusi. Un nonno sicuro del proprio valore affettivo può dire “adesso no” sapendo che questo non intaccherà minimamente l’amore del nipote, anzi lo rafforzerà.
Strategie per ritrovare l’equilibrio
La strada per uscire da questo schema disfunzionale richiede coraggio e dialogo. Alcune azioni concrete possono facilitare il cambiamento:
- Creare momenti di confronto tra genitori e nonni dove definire insieme alcune regole base irrinunciabili, lasciando margini di flessibilità su aspetti secondari
- Riconoscere apertamente le proprie paure: nominarle toglie loro potere e apre spazi di rassicurazione reciproca
- Valorizzare le specificità del ruolo nonno che non ha bisogno di regali materiali per essere prezioso: raccontare storie familiari, trasmettere competenze artigianali, condividere tempo di qualità sono tesori insostituibili
- Iniziare gradualmente: anche solo mantenere un piccolo limite costante rappresenta un cambio di paradigma significativo
L’eredità invisibile che resta
Quello che i bambini ricorderanno da adulti non sarà la quantità di concessioni ottenute, ma la qualità della relazione costruita. Lo sviluppo emotivo e cognitivo dei bambini beneficia di ambienti coerenti con regole chiare: i ricordi più vividi e affettivamente significativi riguardano momenti di condivisione, tradizioni familiari, insegnamenti ricevuti, mai il numero di giocattoli o di permessi speciali ottenuti.
Il vero regalo che un nonno può fare è la propria autenticità: una presenza che sa essere morbida senza essere inconsistente, affettuosa senza essere ansiosa, complice senza essere sabotante. Quando un nonno trova il coraggio di dire un no amorevole, sta in realtà dicendo al nipote: ti voglio abbastanza bene da aiutarti a crescere, non solo da farti felice nell’immediato. E questo, paradossalmente, è il sì più grande che possa esistere.
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